La natura tra non molto si trasformerà in una fabbrica di colori. Autunno: la bellezza negli occhi… la melanconia nell’anima. Vorrò raccogliere sopra una tela (ancora una volta) la voglia di te, il sogno, la tua diversità. Una lucertolina mi corre a fianco sul muretto dei giardini. Qualche passo insieme, poi s’infila in una fessura e scompare. La giovinezza della stagione sfumava. Il verde colorava i prati e saliva verso la cima dei monti; vacche e cavalli erano al pascolo. Attimi di fuga a catturare il profumo di primavera. Chiusi in casa, mentre la natura riprendeva i suoi spazi e azzerava l’eccesso. Poi, un’estate strana, di desiderio, di voglia di fare, di riscatto. Per esorcizzare l’inquietudine, la paura che adesso tornano. Ora, seduto su un lastrone di pietra bianca, la schiena appoggiata al muro del “vignale” di una bella dimora cinquecentesca, guardo verso nord dove le due catene dei monti Pizzalto e Rotella sembrano congiungersi. Spio l’autunno, che piano avanza e regala paesaggi da esposizione, silenzi, emozioni. Non ha filtri l’autunno, i suoi colori sono autentici, naturali e fanno magici i luoghi. Giorno dopo giorno il verde che ancora inonda il paesaggio e stringe il paese quasi a cullarlo, varia nei toni e intenerisce le ore. All’interno del borgo gli orti e i giardini si riempiono di dolcezza e malinconia. Mutano i pensieri. Camminando in giro per i campi ho gustato i frutti naturali che da ragazzo raccoglievo dalle piante in questa stagione: piccole prugne rossastre, mele, pere e bacche di rosa canina, tutti di sapore un po’ acidulo, ma buoni. Contatto diretto con la natura, ricerca di sapidità, oltre il confine dell’età. D’un tratto una porta che s’apre nella memoria e lascia intravedere lo scenario della tua vita, un varco improvviso e pensi a tutto ciò che è stato, a quello che hai, quello che non hai potuto, alle persone incontrate nel tuo viaggio sin qui. Tratteggi il contorno del viso, ricordi il colore dei capelli e gli occhi (lo sguardo) di alcune di loro. Poi, la porta si richiude. Torni a guardarti intorno. Come passa il tempo, corrono gli anni! La memoria non può (o non vuole) trattenere tutto. Non ce la fa. L’eccedenza, le cose meno belle meno importanti, finiscono nel cestino; storie belle e brutte, persone, parole… come se non ci fossero mai state, mai conosciute, mai dette. Così, si dimentica e ci si rifà. Nella tua memoria cosa rimane? Qual è il senso delle cose? Una giornata splendida. Il cielo pulito, d’azzurro lucido. Sensazione di libertà. L’aria purissima che scende da queste montagne. Il profumo d’erbe e l’odore dolcemente selvatico, il bosco sprigiona un fluido d’energia e di mistero, libera la mente e restituisce serenità. In questa stagione si fa tenero, si riempie di dolcezza, ti seduce con la bellezza delle tinte, con la maestosità dei suoi alberi che mutano la chioma, con la stranezza delle forme. Al tuo fianco il suo respiro, voce suadente (è femmina) che racconta, ti parla mentre leggere le foglie, delicate cominciano a cadere ad ogni sussurro del vento. Tempo ritrovato, capisci che non serve altro. L’intendimento, l’intreccio, l’incastro, il pensiero condiviso… Sabato, una bella giornata. Immaginazione, emozione, sogno? Pensa ciò che vuoi e dai forma al tuo sogno. Il senso delle cose? Ancora ci accomuna alle cose che ci restano. (Dipinti, foto e testo di L7)

CookiesAccept

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo