=== Via Colle Jaduni foto del 25 gennaio scorso per ricordare come eravamo messi === === Tratto di Corso Roma stesso periodo === **** Presto al mattino lo spazzaneve è al lavoro e fa tremare tutto. Ti sveglia. Sembrava fossimo fuori dall'inverno. Quassù non si può mai dire. Marzo, come la testa della gente. Stanotte un vento nuovo ha riportato la neve e il freddo. Temperatura sotto lo zero. ***** Ce ne sono state di bufere qui! Dimentichiamo in fretta. Ma forse è meglio così. Ce ne saranno altre e ci sarà sempre chi reclamerà: perchè qui e perchè no là; perchè la strada che qua e perchè no la strade che là.... Ci saranno sempre turisti sprovveduti o poco pratici che lasceranno le macchine per strada impedendo il transito ai mezzi spazzaneve; ci saranno sempre quelli che si avventureranno senza catene o con macchine prive di gomme termiche; quelli che pretenderanno che il Comune provveda a far spalare la neve intorno alla loro macchina; ci saranno sempre quelli che diranno: “me ne vado in Trentino” e quelli che....manderesti volentieri in... Trentino. Noi pescolani, però, conosciamo i luoghi e le bufere e dovremmo essere perciò consapevoli delle difficoltà. **** Me ne ricordo tante da quando, ragazzo, dovevo alzarmi alle cinque di mattina, che era ancora notte, per andare a piedi in stazione, prendere il treno (alle sei meno cinque) ed andare a scuola. Altri ragazzi con me a percorrere ogni giorno la stessa strada. Vento, acqua, neve... niente ci fermava. A volte d'inverno ci accodavamo agli operai che andavano a “tagliare” la neve in ferrovia. In fila indiana, a “scasciare” l'uno dietro l'altro, con scarpe ai piedi ed indumenti ben diversi da quelli tecnici e caldi in uso oggi. Quando raggiungevamo, ad esempio, Sulmona (per le scuole superiori), su un treno a vapore con carrozze di legno, gelate (altro che transiberiana d'Italia!), dovevamo tenerci addosso per l'intera giornata i panni bagnati. Nelle scuole, non riscaldate come oggi, aule grandi e in alcuni casi una stufa a legna posizionata dietro la cattedra del professore. Nessuno reclamava. Qui da noi, in quei tempi (e non era il medioevo!), non c'erano nè Medie nè Superiori. Le famiglie che disponevano di risorse allocavano i figli e le figlie in convitti e istituti a L'Aquila o a pensione presso privati anche a Sulmona. Chi no, doveva fare il culo se voleva studiare e sperare di tirarsi fuori da una condizione che in quegli anni era difficile per la maggior parte delle famiglie. Per un motivo o per un altro, tanti erano costretti a fermarsi. E c'erano quelli che non riuscivano a prendere nemmeno la licenza di scuola elementare. Mi ricordo l'amico Carrozza (Arnaldo) che dovette ripetere due volte la Quinta prima di poter emigrare in Belgio con la famiglia. Dopo le scuole elementari tanti ragazzi venivani avviati presso le botteghe di artigiani: falegnami, sarti, calzolai, ecc. Altri, invece, costretti - loro malgrado - a portare a pascere pecore o mucche di allevatori locali. Per chi voleva continuare c'era da superare l'esame di ammissione alle Medie e le scuole più vicine erano a Castel di Sangro. Altra Via Crucis. Ne è passato di tempo e per fortuna le cose sono cambiate. Anche l'allevamento delle pecore e delle vacche non è più lo stesso. Ma quante famiglie, e quanti ragazzi e ragazze, hanno lasciato il loro paese in quegli anni. Il desiderio di una vita migliore, la speranza di un lavoro e di un reddito le ha portate altrove. Qualcuna è tornata, tante altre no. Ricordo alcuni compagni delle scuole elementari andare via, da un giorno all'altro, con i loro genitori. Partivano in tanti per l'America,il Canada, e poi verso la Svizzera, il Belgio e altri luoghi. I più giovani non immaginano qual era la situazione del nostro paese, quali erano le condizioie economiche e di vita della popolazione ancora negli anni '60. Purtroppo, tanti della mia età o con qualche anno in più o in meno hanno rimosso dalla memoria le difficoltà di quel tempo. Oggi Pescocostanzo è una località turistica tra le più note ed apprezzate della regione, una destinazione ricercata e fortemente attrattiva per il suo patrimonio storico e d'arte, per la sua offerta di vacanza estiva ed invernale. Grazie all'impegno, la capacità, la determinazione,l'amore (non di rado avversato) per il bene della propria cittadina che tante persone, con differenti responsabilità, hanno messo in campo negli anni,Pescocostanzo ha potuto recuperare il patrimonio architettonico e d'arte, riqualificare il suo centro storico, rilanciare l'eccellenza della tradizione artigianale, diventare una stazione di sport invernali ben inserita nell'offerta del comprensorio degli Altopiani Maggiori d'Abruzzo. Rilevante ed attenta, poi, l'opera di continua promozione effettuata negli ultimi decenni per il suo posizionamento nei circuiti turistici interni ed esteri. Oggi la nostra cittadina è il risultato del lavoro svolto, ma anche delle contrapposizioni registrate nel corso degli ultimi cinquant'anni, delle scelte operate, delle opere non portate a termine, delle infrastrutture lasciate abbandonate. Se ci fossero stati meno contrasti, più unità d'intenti, meno interessi personali e idee chiare intorno a crescita e sviluppo turistico l'economia del paese ne avrebbe tratto maggiori benefici. La quasi totalità delle attività locali (dal commercio alle strutture ricettive e di ristorazione, alla produzione lattiero-casearia e altri servizi) trae risorsa dal movimento turistico. L'esperienza del passato può essere preziosa. E' necessario fare squadra e attrezzarsi per affrontare le nuove sfide, per offrire maggiori opportunità ai giovani perchè possano restare - sempre in maggior numero - nel loro paese: il nostro Paese. ==== (Testo e foto di L.Sette) ====

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