Piano, stavi arrivando.
Sin quassù.
Percezione di libertà.
La natura, l'aria aperta, dolce.
Energia nuova.
**
   Non importa.
   Dove sei, con chi stai.
I
mporta che tu stia bene:
  corpo e mente.
  *
    I colori, la luce dei giorni che crescono.
Delicate fioriture..
Gioia dell'anima.
*
Tutto il resto che si fotta.
Tanto, fottono tutti.
Ma prima o poi siamo tutti  fottuti .
*
E la finestra che ti incorniciava.
Poi, la natura che  improvvisa.
Così.
E per un attimo ti fermi.
Di
notte fiocchi di neve e freddo
su fiori  rosa e teneri boccioli.
Su colle fauno e l'eremo di San Michele,
sui tetti delle case e il sonno della gente.
Sui prati che già verdeggiavano,
sul monumerto nella villa comunale
da dove la Vittoria, con  la spada alzata,
sembra sgridare chi ha potato gli alberi
che già stavano fiorendo.
*
Diranno che gli alberi si potano in questo periodo.
Capisco, ma quei rami a terra con i boccioli già aperti
e tanti piccoli fiorellinni mi rammaricano.
Per ripetere, poi, una arguzia di un nostro concittadino
dotato di grande verve,  che in passato
fu sindaco e consigliere comunale,
sembra che quegli alberi  stiano giocando a  “
morra”.
**
 
Ma
subito riprenderai.
Torni sempre tu.
A vincere  affanni e potature,
a far  fiorire interstizi  su vecchie mura,
a colorare labbra, a far sorridere occhi.
Tu,  P
rimavera.
Sogno  ripetuto nelle notti  d'inverno.
*
Ed ancora una volta,
in questi luoghi t'incontro.

 

(L/)