Un tempo, nel mondo rurale,
 il mese di gennaio, mese  centrale
dell’inverno, lungo e freddo,  era considerato come
il tempo della famiglia e dei lavori domestici. 
La neve che ricopriva i campi e i nonni,
depositari di memorie e saperi antichi,
seduti intorno al focolare, che raccontavano
ai più giovani storie legate al mito ed alla fantasia.
L’iconografia tradizionale dei calendari scolpiti sui portali delle chiese,
infatti, rappresenta
Gennaio
con l’immagine di un uomo seduto accanto al fuoco di un camino
intento a girare uno spiedo di carne arrostita.
*
Il 17 di questo mese si festeggia in Abruzzo,
ma anche in tante altre località italiane:
Sant’Antonio Abate,
una delle figure principali della religiosità popolare.
La festa, la più diffusa tra le classi rurali,
mantiene intatti i caratteri di una ritualità le cui origini
sono molto più antiche dell'era cristiana.
Quella di Sant'Antonio Abate è senz'altro una delle feste più studiate
dal punto di vista antropologico ed etnografico
delle regioni centro – meridionali.
Questa ricorrenza apriva il ciclo dell'anno:
un giorno fondamentale per il calendario contadino
che indicava oltre ai giorni anche le opere da compiere
e i lavori da eseguire nelle campagne.
La figura di Sant’Antonio Abate  è molto popolare in Abruzzo
e lo spirito di questa antica festa, che si ricollega alle altre
feste abruzzesi di fuochi invernali, prima o dopo il solstizio d'inverno,
ancora vive, seppure con rappresentazioni diverse,
e in alcuni centri riveste particolare importanza.
Il desiderio di rinnovamento propiziatorio
per la salute dell'uomo e l'abbondante raccolto della terra,
dell'interruzione simbolca del quotidiano, di purificazione,
viene simboleggiato dall'accensione dei falò.
Le giornate che s'allungano,
la luce che torna.
*

Una leggenda narra che la notte del 17 gennaio
gli animali hanno facoltà di parola.
In passato, durante la notte degli animali parlanti,
i contadini si tenevano lontani dalle stalle,
perché udire gli animali conversare era segno di cattivo auspicio.
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La tradizione continua anche  a Pescocostanzo.
Gennaio è quest'anno davvero il mese centrale dell'inverno, nevoso e freddo,
ma domani, 17del mese, al mattino ci sarà comunque
l'accensione della grande pila di legna che la squadra del
Comune ha allestito in largo Porta Berardo,
ai piedi della scalinata che conduce al “Peschio”
sul quale c'è l'antica pieve ora dedicata al Santo. V
erso sera, dopo i vespri, saranno di scena
le
mongolfiere.
Voleranno da Piazza Municipio “
i palloni“ di Sant'Antonio, 
dipinti dai ragazzi e ragazze delle scuole del comprensorio
“Pescocostanzo-Rivisondoli -Roccaraso” e dalle Associazioni pescolane:
Alpini, Pensionati, Tarquinio Vulpes.
Dal volo dei palloni, ci auguriamo di poter leggere domani sera
l'avvento di un anno migliore per tutti.
Evviva Sant'Antonio Abate!

(L7)