Da lì si vedeva il mare,
azzurro come gli sprazzi di cielo che s’aprivano tra nuvole bianche.
Erano già fioriti gli alberi laggiù.
      I campi verdi di grano.
      Un mattino di febbraio che annunciava primavera.
*
Un respiro mozzato, d’un tratto, come la luce al tramonto,
la vita svanisce. 
Angelo ferito,
in silenzio sei volata via, nel giardino di Dio.
*
Volevi tornare a casa.
Volevi che il tuo corpo guarisse, e ritrovare una vita per te.
Il sogno s’arresta bruscamente.
Ingiustamente.
Chi può dirlo?
Quanti i sogni spezzati.
*
Il mare e una montagna d’ incanto,
dove il tempo e i colori si mostrano diversi.
Un patrimonio naturale e spirituale di bellezza.
Il Santo non ha potuto;
l’Arcangelo nemmeno.
Insieme, dunque, torniamo.
Lungo una strada veloce,
che attraversa una pianura sconfinata,
divisa in appezzamenti,
inframmezzati da casupole,
che un tempo fu il percorso dei pastori transumanti.
Lavoro mas­sa­crante quello del pastore,
che a casa tornava, con le sue pecore, dopo mesi di assenza.
*
Pregare il Santo quando se ne ha bisogno.
E prima mai.
Non è corretto.
*
Febbraio, il corto!
*
C’è qualcosa di strano.
Qualcosa che non va nel tempo.
Ma ritornerà.
*
Abbandonare il Santo,
perché pensi che non ti ha fatto grazie?
Quante volte si è detto:
“grazia fatta, Santo abbandonato”.
L7

In apertura: "Il volo dell'Angelo" 
E' opera dell'artista, maestro Carlo Iacomucci

 

 

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