La tredicesima Giornata Nazionale Mauriziana tenutasi il 21 settembre 2014 a Pescocostanzo presso il Sacrario Nazionale Mauriziano d’Italia, in località Carpineto,  si è svolta in una splendida giornata di sole e alla presenza dei Sindaci dei Comuni di Roccaraso, Rivisondoli, Rocca Pia, Ateleta e Pescocostanzo, con i rispettivi gonfaloni, nonché delle rappresentanze interforze di decorati di medaglia d’Oro Mauriziana di Esercito (Ten. Col. David Colussi), Marina ( Cap. di Vascello Enrico Moretti Pescara), Aereonautica ( Magg. Umberto Brando - Scuola Specialistica Caserta), Carabinieri  ( Col. Donna Rumma - Comandante Provinciale L’Aquila) e Guardia di Finanza ( Col. Giovanni Domenico Castrigliano’), e ai rappresentanti  della Polizia di Stato (Ispettore Gianni - Commissariato di Sulmona) e del Corpo Forestale ( Luogotenente Trilli - Comandante  della Stazione di Pescocostanzo).La celebrazione  ha visto anche  la partecipazione di un Reparto in armi del 9° Reggimento Alpini L’Aquila comandato dal Ten. Col. David Colussi. 
Emozionante, peraltro, la sua lettura della Preghiera dell’Alpino durante la celebrazione della messa officiata dal cappellano militare Mons. Gabriele Teti.
Presenti anche le Associazioni Combattentistiche e d’Arma (Bersaglieri Sulmona, Associazione Arma Aeronautica Campobasso, Associazione Carabinieri Venafro, Associazione Sottufficiali d’Italia, Associazione Carabinieri Popoli-Pescara) ed ancora: l’Associazione Naz. le Famiglie dei Caduti dell’Aeronautica, il Gruppo ANAI Abruzzo Pescara, l’Associazione Nastro Verde Decorati di Medaglia d’oro Mauriziana di Roma. Numerosi i Gruppi dell’Associazione Nazionale Alpini con i gagliardetti: Pescocostanzo, Rivisondoli, Pescasseroli, Alfedena, Scontrone, Barrea, Villetta Barrea, Santa Maria Arabona di Manoppello Scalo, Medio Sangro/Atessa.
Presenti i labari delle Sezioni Abruzzi, con i rappresentanti: Giancola Francesco e di Julio Antonio, e Marche. Presente anche  l’Ordine Sovrano Militare del Tempio di Jerusalem - Priorato Generale d’Italia con il Priore Generale d’Italia Gennaro Luigi Nappo. 
La manifestazione, durante la quale sono stati  ricordati tutti i militari italiani caduti in guerra su tutti i fronti o in operazioni di pace, ha visto la partecipazione   di tanta gente, molti venuti anche da fuori, al fianco delle rappresentanze militari per venerare San Maurizio Martire protettore delle Armi, Patrono degli alpini e della gente della montagna. Numerosi sono stati i messaggi augurali giunti dalle maggiori autorità nazionali per questa commemorazione, la cui lettura è stata effettuata dal presidente onorario della Fondazione Mauriziana Sergio Paolo Sciullo della Rocca e dall’alpino in congedo Enrico Bigante.
Il Gruppo ANA di Pescocostanzo che ha  collaboratio 
con la Fondazione Mauriziana locale alla riuscita di questo tradizionale appuntamento ha anche curato l'allestimento di un ricco punto ristoro al termine della cerimonia commemorativa.

 

Appassionato e profondo il  discorso pronunciato dal Sindaco di Pescocostanzo Pasquale del Cimmuto in occasione di questa 13° celebrazione.
Sono state diverse le persone che hanno chiesto di poterne avere copia, per questo abbiamo ritenuto di pubblicarlo qui di seguito perché se ne possa prendere visione


Il discorso del Sindaco

A nome dell’Amministrazione civica di Pescocostanzo porgo un cordiale saluto di benvenuto a tutti i presenti: cittadini, ospiti, autorità civili, militari e religiose.
Qual’ è l’attualità  della lezione di San Maurizio?  Perché oggi celebriamo il sacrificio di un uomo, fatto santo quantunque in armi?
Ci sia concesso qui di offrire brevemente alcuni temi di reiterata riflessione sull’etimo di soldato, di uomo-soldato, di carità e di guerra aggiornati alla luce dei nostri tempi e concessi ad una lettura evangelica nuova seppure apparentemente contradditoria.
Tramonta l’immagine medievale dell’Homme armèe (caro alla ritrattistica, benedetto dai pontefici e osannato dal popolo) risulta invero più attuale la memoria manzoniana di quel Teodoro Koerner che il poeta volle fosse nome caro a tutti i popoli per l’alto significato etico della sua militanza (combattere per difendere o riconquistare una patria).
E’ per altri versi il concetto trova eco in S. Agostino, nel suo “jus ad bellum” seppure temperato da una sorta di coartazione aristotelica.
Il significato manzoniano della difesa e della riconquista (a cui aggiungeremmo modernamente quello della “umanizzazione” del pensiero forte) esula dal concetto semplicistico del confronto fisico fra uomini e si estende in una considerazione allargata e moderna a tutta una platea di operatori altri (oggi in gran parte civili) che perseguono con strumenti diversi gli stessi obiettivi.
Si compongono così filosoficamente le antitesi (amore/odio, offerta/impostura) seppure in un incomprensibile
“inno alla vita in liminae mortis”, in una sorta di disperato ossimoro concettuale e comportamentale che ha nondimeno una spiegazione salutare: tutto deve ricomporsi nella natura comunque divina dell’uomo-creatura;
con l’incapacità dell’odio a raggelarsi come condizione ferma e definitiva e la motilità alfine trionfante dell’amore e dell’affratellamento… anche fra nemici.
E’ lo stesso sentimento che ha animato nella realtà i soldati italiani invasori (quelli che Mario Rigoni Stern ha descritto con le sue centomila gavette di ghiaccio), soccorsi e ospitati dalla popolazione russa (sentimento per sentimento), all’indomani della sciagurata Operazione Piccolo Saturno nella steppa di Staraja Kalitva o di Nikolajewka.
Nemico accolto da amico; o meglio fratello accolto da fratello.
San Maurizio voleva insegnarci proprio questo!
Cosa vuol dire. Che la speranza evangelica di ricomposizione ordinata dei valori passa solo incidentalmente attraverso le armi e si avvalora invece per una obbligata risoluzione ieratica attraverso la via del sentimento e della ragione.
Nel nome di San Maurizio eccoci qui dunque di nuovo, adunati, avvinti dai vincoli della fede e del ricordo a questa sacra zolla, che accoglie non già solo reliquia ma intera pregnanza di sentimento e di memoria.
Ma quali parole scegliere, oggi che la parola è solo vaniloquio e non più verbo.
Qual’ è, quale può essere oggi il divisamento dialettico possibile per non cedere al vacuo e al prolisso, quale limite plausibile per orientare il sentimento verso le esternazioni della pietà e non del pietismo, quale la scelta dei termini e dei toni per non affondare il bisogno del giusto ricordo nella mota della banalità?
Certo è che l’interpretazione più vera e plausibile della commemorazione e del sentimento deve passare, se vuole essere vera e credibile, per la nostra condizione di naturalità, di umanità vissuta sotto la specola dell’onesta di giudizio su sé, temperata dalla rinuncia e dall’obiettività sulle proprie convinzioni, quasi una sorta di cilicio della ragione da agitare sulle spalle della nostra esistenza lasciando lividi dolorosi ma del tutto salutari.
Non avrebbe senso la commemorazione accorata se non coadiuvata dall’impegno individuale e quotidiano sul libro della coerenza e del sacrificio civile ancorché anonimo.
Dobbiamo cercare altresì in ogni occasione di esaltare aldilà  della retorica, l’obbligatorietà di aggiornare la lezione di San Maurizio alla luce minima, assai più prosaica dei fatti del nostro tempo, sublimare l’essenza di quel martirio, aspirante solo di suo al massimo deliquio, ed applicarla concretamente ad una più modesta condizione di medietas,
 di umanità involontaria che non ricerca il sacrificio a tutti i costi ma talora deve tentarlo per necessità. Che ha cara la vita, che teme la morte e arrischia quel tanto di se che deve offrire per la quadra di un’esistenza sostenibile, per ambire la ricercata quiete della mente, per estinguere i demoni delle angosce e livellare le passioni.
Tali sono dunque i nuovi martiri, i nuovi eroi: militari in missioni umanitarie, ma anche profughi, donne stuprate, civili inermi trucidati ai margini di scenari di guerra.
Tutti alla ricerca di Dio, tutti (essere anonimi e celebrati eroi) parimenti conteggiati sul libro della storia.
Ma qui oggi si deve onorare una fede e una leggenda, San Maurizio e la Legione Tebana.
Sia dunque onore a loro e sia grande la loro memoria.
E le nostre parole, al solito inefficaci e scarse, ma questue di interrogativi, rivestono il verso del poeta che ci soccorre alla stregua di una preghiera
Noi non sappiamo quale sortiremo / domani, oscuro o lieto;
forse il nostro cammino / a non tocche radure ci addurrà
dove mormori eterna l’acqua della giovinezza;
o sarà forse un discendere / fino al vallo estremo
nel buio, perso il ricordo del mattino.
Ancora terre straniere / forse ci accoglieranno: smarriremo
la memoria del sole, dalla mente / ci cadrà il tintinnare delle rime
Oh la favola onde s’esprime / la nostra vita, repente
ci cangerà nella cupa storia che non si racconta!
Pur di una cosa ci affidi, / padre, e questa è: che un poco del tuo dono
sia passato per sempre nelle sillabe /che rechiamo con noi, api ronzanti.
Lontani andremo e serberemo un’eco/ della tua voce  come si ricorda
del sole l’erba grigia/ nelle corti, scurite tra le case.
E un giorno queste parole senza rumore
che teco educammo nutrite/di stanchezze e di silenzi
parranno a un fraterno cuore / sapide di sale greco.

Che Dio ascolti il  “tintinnare” delle nostre rime
Che Dio ci protegga sempre dalle guerre.
Che nel nome e per intercessione di San Maurizio Dio salvi il suo popolo
dall’orrore.

Grazie.

 

                                                                                  (L7)

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