Una volta si diceva: “… la costa di maggio ”.
Maggio se n’è andato.
Il mese più bello è trascorso.
Solo un po’ bello, parecchio brutto.
La festa della Madonna, l’ha risolto.
La messa,la processione,la banda.
Festa religiosa ed il popolo devoto alla nostra Madonna.
*
Anche le elezioni si son fatte.
Sembra finita l’epoca di certi politici, snobbisti e presuntuosi,
con un’aria di quasi fastidio per il popolo.
Cambiate le serrature, rifare le chiavi.
*
Tante volte cerchi qualcosa e finisci per trovare cosa diversa da quella che cercavi.
“Un matematico cercava un ago nel pagliaio e vi trovò la figlia del contadino”.
Andare oltre il ragionevole si deve.
Cavalcare la realtà con fantasia e genialità.
*
Scorci di silenzio nella luce del tramonto,
spazi che tratteggiano il passato e rimandano alla storia.
In paese rimiri la raffinata bellezza del borgo, l’arte, l’architettura.
Le chiese, i palazzi, le case, le botteghe.
*
Gli averi di taluni, il nome di talaltri, le fatiche di tanti altri.
Sai quante pietre ci sono in questo luogo?
Migliaia.
Sai quante persone hanno lavorato per metterle in opera?
Tante.
Sudore, fatica - senza paga sindacale - per far bello il posto.
Mai nessuno che le abbia ricordate.
Solo alcuni nomi noti, alcune personalità illustri
e altre che lo sono diventate grazie al racconto del narratore.
Se per un attimo potessero, tutte insieme, tornare quelle persone,
 (operai, artigiani, contadini)
su un palcoscenico immaginario
allestito magari giù alla Covatta o alla Prece o sotto le scale della Chiesa.
Indietro di qualche secolo e dar vita ad una rappresentazione.
Loro sì che potrebbero raccontare come sono andate davvero le cose,
e ricostruire il giusto verso della storia.
La comunità leggerebbe dalle loro labbra il passato,
ricomporrebbe le vicende delle famiglie e del paese.
Il tempo che è passato, e come, i cambiamenti succedutisi.
Le modificazioni del luogo.
Ma il passato è passato e il futuro va costruito non atteso.
*
Entrare nel bosco a primavera, penetrarlo senza nessuno intorno…
come accedere in un racconto e riviverlo.
Sprazzi d’azzurro tra i rami.
Il cielo chiaro, pulito come anima senza peccati.
Figurazioni inverosimili e il profumo del bosco che si fa magico.
(Percezione di bellezza, di purità).
Capisci che la natura è nell’aria e quasi la bevi,
la senti in bocca, la gusti nel silenzio della selva.
Un accordo di colore, un’atmosfera leggera, di dolcezza.
I faggi giovani hanno disteso i rami, le foglie si strusciano tra loro.
 I vecchi, ossuti e bucati, sembrano borbottare al vento leggero di primavera.
Il verde si fa denso.
Assume sfumature e luccica ai raggi del sole.
Ti stringe in un abbraccio che ti fa sentire vivo.
Una nicchia naturale che soffia vitalità.
E respiri l’incanto, l’emozione.
Liberi il pensiero, svuoti la mente e il corpo.
Ti pare di sentire voci, d’avvertire sguardi.
G li animali del bosco?
Bestie silvestri nascoste?
E’il racconto, il senso del luogo che ti prende.
Quelle (le bestie) se ti sentono s’allontano senza farsi vedere.
Le bestie siamo noi.
Il bosco e tornato a vivere la sua stagione.
L’amore di una comunità l’ha conservato, protetto.
I luoghi contengono memorie ed evocano ricordi, proiettano immagini.
*
Oggi ho visto la prima rondine.
Testava l’accessibilità del luogo.
A volo basso pareva cercasse un vecchio nido sotto lo sporto di un tetto.
 Poi, rapida ha virato.
E’ andata via.
Torneranno le rondini.


(L7)

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