Impariamo il Pescolano

La raccolta delle voci è tratta dal libro "Pescocostanzo e la Pescolanità" curato da Mimmo Potenza e da Cornelia D'Eramo per la parte riguardante le voci dialettali.
Riportiamo alcune considerazioni dell'autrice.
PREMESSA: Le ragioni che mi hanno convinto a intraprendere questo lavoro, trovano radici remote nella mia tesi di Laurea sulla fonetica delle parlate di Pescocostanzo, Rivisondoli e Roccaraso e radici più recenti nella ricca e paziente raccolta di voci, operata da Ferdinando negli anni precedenti la sua prematura scomparsa che non gli consentì di mettere ordine in così abbondante materiale. Nelle sue conversazioni con amici e conoscenti, Ferdinando si premurava di annotare vocaboli ed espressioni linguistiche che gli riportavano alla mente abitudini e tradizioni che, ormai desuete, egli si dilungava a descrivere perchè non andassero perdute nella memoria futura. Pertanto, VOLUTAMENTE, le voci di tale raccolta, non costituiscono la stesura di un saggio glottologico o grammaticale sul dialetto pescolano (lavoro peraltro a me congeniale visto il taglio filologico del mio iter culturale e il positivo giudizio dell'indimenticato Prof. Luigi Heilmann a proposito della tesi di laurea già citata), poi che mi sarei discostata dall'impronta che Ferdinando aveva dato al suo progetto, inteso come affresco di un mondo legato alla vita rustica degli agricoltori, alla geniale operosità degli artigiani, alla persistenza delle usanze popolari, alla sacralità del rituale religioso nonchè alla sapidità e alla fantasia del modo di esprimersi e di puntualizzare del linguaggio pescolano. I chiarimenti e le annotazioni che spesso corredano le singole voci nascono, oltre che da un'indagine recente, dal ricordo di una particolare atmosfera che si respirava nel paese in alcuni periodi dell'anno (la fienagione, la trebbiatura, le festività ricorrenti), così diversa dalla quotidianità abitualmente vissuta in altro luogo: un mondo incisivo fatto di attività più faticose che altrove, di un benessere latente ma più rassicurante che altrove, di ambienti familiari permeati di tradizionalità più che altrove, di religiosità più solida che altrove, di giocondità natalizia più che altrove ricca di odori e di sapori, di serate intorno al camino fantasticando sulla neve leggendaria di cui parlavano gli anziani, che un tempo ricopriva le strade fino a sfiorare le finestre del primo piano e sotto la quale si scavava una rete di gallerie per poter condurre gli animali dalle stalle all' abbeverata. Ed ecco associarsi a integrare la 'pescolanità' del paese, la maestosa eleganza dei suoi palazzi, il sapiente e innovativo tracciato delle sue strade, la persistenza delle antiche usanze annidate nel tessuto sociale e, soprattutto, la musicalità della sua parlata fatta di suoni così articolati da essere quasi inimitabili. Per riprodurre graficamente le caratteristiche di tali suoni che, come già detto, costituiscono l’aspetto prevalente di questo dialetto, è stato necessario, pur riducendone al minimo l'uso, adottare qualcuno dei segni convenzionali ( diacritici), usati nel campo della linguistica, di cui si fornisce appresso una chiave di lettura. Poichè è stato portato avanti in circostanze particolari, il lavoro risulterà un work in progress, non del tutto emendato da omissioni e imprecisioni ma la insolita impostazione, quale si desume dalla lettura dell'Indice Analitico, può costituire una testimonianza degli aspetti più evidenti dell'ambiente pescolano, mediante 1'utilizzo di espressioni e di vocaboli ancora vivi nel suo idioma.
Cornelia D'Eramo