Hotel Vallefura a Pescocostanzo
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Stronzi Noi PDF Stampa E-mail
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Stronzi noi

Un cielo azzurro sparato al mattino.

Un’aria ossigenata,
fresca, frizzante.

E’ bello al mattino con il sole che dà allegria.

La gente meno preoccupata, almeno fino a mezzogiorno.

Siamo ad agosto ed è già
San Felice
.
Ieri l’esposizione e tutto il corteo!


Così breve l’estate sui
monti.


e il desiderio di viverla tutta.
Esserci, farsi vedere, rivedere.
Ancora una volta finché dura.
In qualche modo sentirsi protagonisti.
Non basta mai.
E tornano quasi tutti
o almeno quelli che possono.
Paesani e
turisti paesani;
quelli che oramai si sostituiscono ai paesani
in tutte le loro funzioni:
chiacchierare, pettegolare, criticare.
Ne sanno più loro che noi, eppure viviamo qui tutti i santi giorni dell’anno.
Stronzi noi.
E vogliono, chiedono, pretendono.
A momenti ordinano!

Sui Domina!
Un tempo.
§
Una cerimonia essenziale, sentita.
La gente stretta intorno alle autorità.
Il
Vescovo
ha detto una cosa bella:
”Che sarebbe questa terra senza il cielo? Una massa di fango.
Alzi invece gli occhi in alto e quest’azzurro ti fa sentire in paradiso”.
Appunto.
Le scale della chiesa sono state benedette e inaugurate.
Pescocostanzo ha recuperato un’opera monumentale che rischiava di perdersi.
Un lavoro notevole eseguito ad arte ed in tempi rapidissimi.
I maestri della pietra,
eredi di maestri muratori che nel passato hanno realizzato tante opere,
hanno lavorato sodo.

Con voce rotta dall’emozione il parroco ha introdotto la cerimonia.
Un applauso spontaneo quando ha ricordato la figura del suo predecessore:
Don Angelo Di Janni.
Quanto gliene hanno dette!

§

Geometrie
di prati falciati,
come
foto d’artista.

Il profumo della terra bagnata impregna l’aria.

Le ore della sera prima che faccia notte, calme.

Passi leggeri senza una meta.

Piccole voci.

Il tempo che senti sotto le mani e vedi sulla faccia della gente ti cresce dentro.

Poi dicono che gli agricoltori sono una classe privilegiata.
Ma quelli però lavorano duro, anche a S. Felice.

Le vacche devono essere munte, bisogna governarle;
il fieno bisogna falciarlo, rimetterlo.
Essere pronti per quando estate non sarà più.
Mosceria più del solito.
L’economia è ferma;
i soldi pochi;
frutta, verdura e generi vari costano.
Tutti al mercato per risparmiare.
Anche i forestieri.

§
Cambiano i tempi e le buone maniere;

le tradizioni, la civiltà e l’educazione.
Nuovi artisti, strateghi, grandi pensatori.

Una volta le vacche sterpe si portavano a Colle Fauno d’estate.

Ci vorrebbe un arbitro che fischiasse chi è fuori gioco.
Uno sguardo ancora dal Colle di S. Maria
verso i campi e l’eremo di San Michele,
prima che nuovi tetti coprano
questo paesaggio romantico, tenero, che di notte s’accende delle luci delle masserie.
Quelle, da lontano guardano il paese all’incontrario

e se lo godono nella pace della campagna.

Sembrano lucciole quando si accendono.

E’ iniziata la lettura dei contatori.
§

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Anonimo   |89.97.225.xxx |2010-06-24 07:58:25
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