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L’Arca…di BABELE
Fai conto che si chiamava Pasquina e che a domanda rispondeva:
“Ce ne siamo delle belle e ce ne sono delle brutte”.
Lei era una di queste, e cercava attenzioni.
Una donna come tante, in un posto come tanti dove molti lavoravano per un piatto di minestra.
Un tempo della memoria oramai rimosso.
Quanti ragazzi andavano a “garzone”.
A pascere vacche e pecore dei padroni degli armenti,
i cui figli venivano mandati a studiare
- qualcuno senza grandi risultati -
onde accrescere prestigio e assicurarsi futuro comando;
un po’ come per le nobili famiglie di un tempo che
facevano un figlio prete non tanto per vocazione del giovanotto,
quanto per difendere e curare gli interessi del casato.
Quelli che non guardavano le pecore e non andavano a bottega
avevano più tempo per giocare.
Da soli si costruivano gli strumenti dei giochi,
sviluppando ingegno, manualità e fantasia.
Per strada si divertivano a giocare a cuzzella, a sticchje,
a sbatt mur, qualcuno anche
a campana con le ragazze.
In giro per la campagna a raccogliere frutti selvatici,
o a pesca di gamberi lungo la Vera, dove in estate facevano il bagno.
Tempi poveri, difficili, ma senza nevrosi o inutili fissazioni.
Non c’era testa per certe cose.
Si lavorava sodo e tante povere donne, presto al mattino,
si recavano a far legna nei boschi e la riportavano a casa, in fascio, sulla testa.
In fila indiana andavano e tornavano, passo rapido – calzavano j pdial
che rendevano più leggeri e veloci i piedi.
Care, povere donne! Grandi donne. Una ce l’ho nel cuore.
*
Gli uomini, per difetti di natura, cercano rivincite e ti crepano.
La povera gente ha paura e si preoccupa.
Giustamente.
Traballa tutto; e se l’Arca affonda, Noè e tutti gli animali finiranno affogati.
Salvo i pesci. Quelli in acqua ci sguazzano.
Ma su con il morale! Sono passati tanti momenti brutti e notti buie come la pece.
Tornerà il sole a far risplendere il colore e il sorriso negli occhi delle donne.
Care donne!
Tutti ne hanno una nel cuore e fors’anche due…tre…
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Sembra che non muti nulla.
Un passamento continuo, invece.
Una “passatora”.
Le processioni passano, e pure quelli che le fanno.
Passatutto.
Non passa però la variante al Piano Regolatore Generale nell’ultimo Consiglio comunale.
Vallo a spiegare alla gente perché e di che si tratta.
La nobildonna Vittoria, la Colonna! quella aveva garbo, intelletto e palle.
A Lei va il merito per la concessione statutaria di un vero primo piano urbanistico.
Era il XVII giugno 1535.
Nacque così la Commissione degli Uomini della Signora che scriveva sonetti, amministrava e non trascurava di rimproverare la comunità dei chierici di Pescocostanzo
per scarsa osservanza dei precetti e difetto di dignità
(archivio benedettino cassinese -15 febbraio 1530).
***
Autunno improvviso, nel freddo di questi giorni, ci purga.
Sulle cime è comparsa la prima neve.
E i comignoli tornano a fumare.
Grandi pipe di creta.
Anche mio nonno ne fumava una.
Cancellata di botto l’estate; cocente, liberava pensieri e desideri.
Bello il caldo asciutto di quassù.
Ti stende la pelle, la rinvigorisce e vai come un puledro saltando per i prati.
Necessaria torna la maglia di sotto, un tempo di lana di pecora.
Giri di paese a rimirare le pietre, a guardare finestre.
Enormi occhi chiusi su facciate di case e palazzi nobili un tempo.
A misurare i passi.
Ma la conta si perde.
Vuoi sapere quanto è lungo?
(Te lo dirò.)
Nessuno rimane in eterno e sarà ricordato più di tanto.
Oggi ci sei tu e domani amen.
Quante bugie dicono le donne.
Care, dolci donne!
E gli uomini, che poi duri non sono.
Quanti lamenti! invece di ringraziare il Padreterno e, qualche volta, il Santo che si ha in terra.
Niente.
Ci si dimentica di tutto, e delle grazie ricevute.
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Il tempo, che ogni cosa doma, ci concede qualche giorno di tregua.
Autunno, l’artista della natura, tornerà a pitturare boschi e giardini, campi e montagne.
Complice, il sole - gran paraculo di Dio- darà trasparenza alle foglie.
Risparmieremo legna per l’inverno.
I frutti della terra maturano.
Mutano, le stagioni, gli uomini, le donne.
Trasformazione continua, impercettibile.
Un po’ alla volta, ogni giorno.
Per questo forse non ci accorgiamo come diventiamo.
Mute di cani.
Se ti guardi allo specchio una volta l’anno…cambierai lo specchio.
Niente è come pensi.
Più pensi, più rischi di rincoglionirti.
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Tigri e leoni, ippopotami, scimmie e gazzelle, asini e cavalli, vacche, pecore, capre e rispettivi maschi, galline e galli, uccellame vario, papere, conigli ….
L’Arca…di BABELE.
Meglio la tromba di Enrico Rava.
Se rinasco mi faccio frate.
Poi ti spiego il perché.
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