Hotel Vallefura a Pescocostanzo
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TANZIO DA VARALLO UN GRANDE DEL SEICENTO PDF Stampa E-mail
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1537tanziodavaralloungrandedelseicento.jpgA Pescocostanzo e in Abruzzo tre delle sue opere

Varallo
è un  comune dell’Alta Valsesia, ai piedi del Monte Rosa, in Piemonte, provincia di Vercelli.
Noto per il  Sacro Monte, realizzato alla fine del XV secolo per desiderio del frate francescano Bernardino Caimi,
già custode del Santo Sepolcro a Gerusalemme, con l’intento di riprodurre i luoghi santi della Palestina e consentire di vedere Gerusalemme (e gli altri luoghi sacri) a chi non poteva viaggiare.
Un complesso artistico-religioso, disposto secondo un itinerario obbligato che ripercorre a tappe la vita di Gesù in Palestina. "La Nuova Gerusalemme" è composta da 45 cappelle e una chiesa.
Questo luogo è popolato da ben 600 statue e 400 figure a fresco che raccontano la vita di Cristo, realizzate fra la fine del XV e il XVIII secolo da diversi tanti artisti tra i quali, Tanzio da Varallo.

Antonio di Giovanni d'Enrico conosciuto come Tanzio da Varallo, è di etnia tedesca (ancora nell’Ottocento alcuni inventari di Varallo lo definiscono «pittore tedesco»).
Uno dei più illustri esponenti della pittura del Seicento nel Nord d'Italia, artista di respiro europeo, noto come il Caravaggio delle Alpi, nasce a Riale d’Alagna (VC), nella famiglia D'Henricis, intorno al 1580. Non è nota la data esatta di nascita (1575?).
E’ figlio d’arte Tanzio, infatti, molti membri della sua famiglia furono pittori, scultori, decoratori attivi in Valsesia fin dal 1500.
Il padre Giovanni il Vecchio faceva il fabbro e disponeva di un consistente patrimonio; i suoi fratelli Melchiorre (proprio con Melchiorre Tanzio inizia a dipingere) e Giovanni furono riconosciuti interpreti del barocco valsesiano.
La formazione artistica di Tanzio avviene, quindi, nella bottega di famiglia e nell’ambiente culturale del Sacro Monte, dove il fratello Giovanni, plasticatore e architetto, aveva assunto dal primo decennio del secolo un ruolo importante.
Nel 1600 viene definito “artifex”, qualifica che attesta maturità di formazione, ed è proprio in quest’anno che, insieme al fratello Melchiorre (anch'egli pittore), parte da Varallo verso Roma, in occasione del Giubileo per ricevere l'indulgenza. A Roma Tanzio resta per circa quindici anni, salvo un breve ritorno a Varallo intorno al 1611. Qui la sua vita artistica subisce una svolta determinante. Conosce le opere di  Michelangelo Merisi da Caravaggio (Bergamo), il  più autorevole pittore italiano del XVII secolo, e ne rimane affascinato. Ne apprende rapidamente la lezione del vero e della forza spirituale aggiornando la sua formazione.
Tanzio guadagna fama di pittore di valore. Durante questo periodo compie alcuni soggiorni a Napoli e in Abruzzo.
La presenza dell’artista in questi luoghi è attestata da alcune opere presenti ancora a Fara San Martino (Ch), Pescocostanzo (AQ), Colledimezzo (Ch) e Napoli.
Tra il 1610 e il 1614 circa, realizza il  primo dei tre dipinti abruzzesi, si tratta di una pala d’altare, la “Circoncisione”, attribuita con sicurezza al maestro valsesiano da Ferdinando Bologna nel 1953, collocata nella navata laterale destra nella chiesa di San Remigio, sede parrocchiale dalla fine del 1500 di Fara San Martino. L’opera gli venne commissionata poco dopo il 1610 molto probabilmente per celebrare la canonizzazione di  San Carlo Borromeo, raffigurato nel dipinto, avvenuta il primo novembre del 1610, anno in cui muore anche il Caravaggio. Il dipinto di Fara San Martino è sicuramente anteriore, per una maggiore adesione alla luce caravaggesca, alla pala di Pescocostanzo datata con certezza al 1614 (data della ricevuta di pagamento). A Pescocostanzo in quegli anni erano presenti molte maestranze lombarde ed altre, come l’architetto Cosimo Fanzago (già a Napoli), sarebbero arrivate in seguito. Forse  fu uno di questi maestri lombardi a fare il nome di Tanzio  al nobile Tommaso D’Amata e sua moglie Pompa De matteis (ritratta nel dipinto) per la dipintura della “Madonna dell’incendio sedato”, la pala sull’altare ora di S. Caterina nella Chiesa Collegiata di Pescocostanzo, opera che lo storico dell’arte Roberto Longhi aveva attribuito al Tanzio già dal 1943.
Intorno al 1970, in un piccolo locale della Confraternita del Santissimo Sacramento, tra le vecchie suppellettili della chiesa parrocchiale di Colledimezzo, si rinviene un dipinto “Madonna con il Bambino e san Francesco”, in una condizione di totale abbandono. Restaurato negli anni successivi, viene riconosciuto come opera del Tanzio da uno studioso abruzzese e reso noto agli studi nel 1995. L’opera fu realizzata probabilmente dopo 1615 e presenta assonanze con la pala di Fara San Martino e quella di Pescocostanzo.
E’ il terzo dipinto che va ad aggiungersi ai due precedenti capolavori per formare il “trittico abruzzese"di Tanzio da Varallo. Quest'ultimo lavoro potrebbe essere stato commisionato durante la permanenza di Tanzio a Pescocostanzo, località dove anche dai paesi vicini la gente si recava per pregare e chiedere grazie alla Madonna del Colle, nella chiesa Collegiata. La committenza potrebbe essere stata fatta da un componete della Congregazione del Santissimo Sacramento, dotato di disponibilità economiche e desideroso di farsi ritrarre mentre rendeva grazie alla Madonna, alla quale veniva presentato dal suo santo protettore e forse eponimo, S. Francesco d´Assisi. La tela di Colledimezzo è assai prossima alla “Pentecoste” di Napoli, già nella sala capitolare di S. Restituta, ora in deposito presso il Museo di Capodimonte, di cui sono stati recuperati cinque frammenti usati per allargare tre tele settecentesche.
Tornato nei luoghi d’origine, Tanzio inizia a collaborare con fervore al Sacro Monte di Varallo, eseguendo una serie di affreschi. Il fratello Giovanni invece si occupa delle sculture e decorano le cappelle con la Presentazione di Cristo a Pilato, Pilato che si lava le mani, Cristo presentato ad Erode (1624).
La sua attività continua poi nella diocesi di Novara tra Pallanza, Lumellogno, Borgomanero e la Valdossola e a Milano con gli affreschi in sant’Antonio abate e in santa Maria della Pace, per terminare ancora in Valsesia a Varallo dove muore nel 1635.
Presso la Pinacoteca di Varallo un’intera sala è dedicata a Tanzio dove sono esposte diverse ed importanti opere realizzate fra il 1620 e il 1640. 
(L.Sette)       


 

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Anonimo   |217.201.211.xxx |2010-05-14 21:59:38
Anonimo   |89.97.225.xxx |2010-06-17 13:04:58
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